«Basta con i giochi politici, qui c’è di mezzo la salute dei cittadini»

bd55a856-8a8f-4da5-b975-49199e3e2539La posizione di Rachele Sacco è ormai chiara. La battaglia per mantenere l’ospedale a Chieri non ha nessun colore politico. «Chiedere che venga istituito un tavolo con i consiglieri comunali è solo un modo per mettere le mani in pasta in un progetto dal quale diversamente si verrebbe tagliati fuori, ed è abbastanza chiaro quando a sostenerlo è un consigliere che in teoria dovrebbe fare opposizione e lavorare affinché le decisioni siano il più possibile eque».
Quella della Sacco è una risposta secca e senza mezzi termini alle ultime dichiarazioni del consigliere Zullo, apparse ieri pomeriggio sul quotidiano 100torri: «Rispetto tutti i punti di vista sull’argomento ma non accetto i continui attacchi personali.Noi stiamo continuando a chiedere un tavolo tecnico, perché nella decisione vanno coinvolti i rappresentanti delle associazioni del territorio, i cittadini e sopratutto gli esperti – marca Sacco – Chiedere, come ha dichiarato il consigliere Zullo che venga istituito un tavolo composto di Consiglieri comunali ha una fortissima valenza politica che nulla ha a che vedere con una decisione tanto complessa»
Una dichiarazione, quella di Zullo, che mette in evidenza i tanti retroscena della “questione ospedale unico”: «Prima di tutto questi discorsi non si sarebbero mai fatti se fin dall’inizio ci fosse stata una corretta informazione alla cittadinanza – considera Luca Schiavone coordinatore dei Giovani di Forza Italia Chieri – Ma i giochi ora sono fatti e il consigliere Zullo non fa altro che dichiarazioni per beneficiare della visibilità riflessa dal lavoro altrui. Non c’è nulla di costruttivo in quello che dice. E’ necessario un tavolo tecnico di persone che lavorano nel sistema sanitario, sia internamente all’ospedale che nella rete territoriale, come il 118».
C’è poi un fatto di coerenza: «Prima Zullo sosteneva che si “dovessero lasciar lavorare” adesso vuole entrare nel merito, forse si è reso conto di non essere riuscito a cavalcare l’onda della visibilità mediatica come invece è riuscito il Comitato mettendo alla luce le criticità del progetto?»
La questione centrale è però un’altra: «Noi dobbiamo avere la certezza di non finire come Verduno o gli altre centinaia di ospedali e opere pubbliche cominciate e mai finite – riprende Sacco – Dietro progetti come questi ci sono interessi economici stratosferici e non ci si può permettere di sfruttare l’argomento per un proprio ritorno politico. Aver bisogno di un ospedale, di una rete oncologia fa capire davvero le ragioni per cui si lotta per mantenere un servizio. Ma per fortuna non tutti hanno avuto questa necessità e forse per questo fanno difficoltà a comprendere quanto sia importante la nostra battaglia, fuori da ogni colore politico».