«Bisogna pensare “Alla Salute delle Città” e non alle “Città della Salute”»

CHIERI, 13 luglio 2016. «Quali servizi? Quali condivisioni? Qui sembra solo di ascoltare fiumi di parole per imbonire la cittadinanza fintanto che ai vertici vanno avanti con i progetti. Spostando tutto verso Moncalieri»

Sono accuse forti, ma dette con cognizione di causa quelle di Rachele Sacco, presidente del Comitato per l’Ospedale a Chieri. «E’ proprio di questa mattina la notizia delle minacce arrivate con una lettera anonima ai medici dell’Ospedale Santa Croce e del Distretto di Moncalieri – commenta la notizia Sacco – La gente si sente presa in giro. Gli stanno togliendo tutti i servizi primari. Le lettere potrebbero non c’entrare nulla, ma sicuramente questa situazione è preoccupante. Vogliamo davvero che prima o poi qualcuno faccia qualche pazzia?»

Il Comitato da mesi chiede un incontro ufficiale con la Regione, per capire cosa accadrà a Chieri e ai servizi territoriali, ma l’audizione urgente non è ancora stata fissata. Era infatti il 4 maggio quando una delegazione aveva consegnato al presidente del consiglio regionale Mauro Laus 3275 firme per il mantenimento dell’ospedale chierese.«La Sanità sta perdendo via pezzi – riepiloga il presidente – Anche ad Asti verrà chiuso l’ospedale e chi abita nel Castelnovese non avrà alcun punto di riferimento nel circondario. Il nostro sindaco ormai si lascia trasportare dagli eventi senza lottare per il proprio territorio i propri cittadini. Moncalieri invece non fa altro che battersi per il proprio nosocomio e infatti sta ottenendo risultati. Ormai è praticamente notizia certa che l’ospedale sarà a Vadò. Ma per gli interessi di chi? Dei privati che in quel territorio hanno proprietà da poter dare ad Asl e Regione per collocare il nuovo nosocomio».

Il nome “Vadò” Sacco lo aveva già fatto alcuni mesi fa: «Monte Po, è una società mista nata per dare attuazione al polo integrato di sviluppo di Moncalieri, ed è partecipata al 41% da Finpiemonte Spa, al 10% dalla Camera di Commercio di Torino, mentre il restante 49% è suddiviso tra la Italdesign-Giugiaro (10%), dall’ingegner Cottino (10%) e l’impresa edilizia Zoppoli & Pulcher Costruzioni Generali (29%). La Regione, dunque, attraverso la propria finanziaria detiene un pacchetto importante delle quote societarie e per questo potrebbe far valere questa posizione di forza nelle trattative per collocare l’Ospedale Unico proprio in questa zona»

Nulla di più semplice da spiegare e ora passata la frenesia della campagna elettorale del capoluogo, dopo le dichiarazioni dell’attuale sindaco Appendino, contro la costruzione di opere pubbliche con il project financing, i quesiti aperti restano tanti: «In primo luogo vogliamo capire come mai non è stata valutata alcuna alternativa nel Chierese – chiarisce Sacco – L’Assessore Saitta non aveva sempre dichiarato che i Comuni dei tre ospedali (Chieri, Moncalieri e Carmagnola) sarebbero stati fuori dalla scelta? Oltretutto Vadò non rispetta i criteri della location imposti dalla stessa Regione con il protocollo d’intesa: quelle zone sono esondabili e sono terreni agricoli. Perché allora non va bene anche la zona al confine tra santena e Chieri? Forse perché non arriverebbero soldi al comune di Moncalieri? E nessuno si interessa degli abitanti del castelnovese? »

Il parallelismo con fatti precedenti è d’obbligo: «Ricordo bene quando tutta l’Asl To 5 aveva lottato contro la chiusura dell’emodinamica di Moncalieri dando come motivazione la troppa lontananza dal castelnovese e dall’astigiano – rammenta Sacco – Ricordo anche come la Regione avesse giustificato la chiusura adducendo il fatto che tra il Santa Croce e La Città della Salute ci fossero soli 3 chilometri di distanza e fossero troppo pochi per avere due strutture ospedaliere. Come mai ora nessuno fa più riferimento a quelle distanze? Adesso due ospedali in tre chilometri vanno bene?» E l’attacco continua: «I cittadini hanno bisogno di sapere quali servizi resteranno a Chieri senza vedere smantellato ogni giorno un reparto sotto i  propri occhi – marca ancora-  E il nostro  sindaco  Martano continua a subire le decisioni dall’alto senza opporsi o fare controproposte. Noi invece non ci arrendiamo e non ci fermeremo fintanto non avremo risposte chiare. Raccoglieremo ancora firme e lotteremo per i nostri cittadini del Chierese.  Bisogna pensare “Alla Salute delle Città” e non alle “Città della Salute” »