In cosa si sta trasformando l’iter per la realizzazione dell’Ospedale Unico?

Velate minacce, mancanza di trasparenza e un protocollo non rispettato. In cosa si sta trasformando l’iter per la realizzazione dell’Ospedale Unico? 
Nell’ultimo incontro dell’assemblea dei sindaci dell’Asl To 5, organizzato martedì a Moncalieri, si è andata a disegnare una situazione sempre più intrigata.
Quelli che sembravano essere dei criteri fondamentali per la realizzazione del nuovo nosocomio iniziano a perdere valore. A vacillare per primi sono i tecnici incaricati di studiare la “location migliore”.
Il corridoio in cui realizzare il progetto si è esteso e gli esperti regionali, sotto la pressione dalle perplessità dei sindaci dei comuni non capofila, hanno rimesso in gioco le variabili.
Vadò e il Movicentro di Trofarello, che parevano essere le uniche soluzioni percorribili, non hanno più l’esclusiva, ma soprattutto a trapelare è la possibilità che alcuni vincoli ( le cosiddette aree blu ad alto rischio di inondazione, o  il divieto di costruire su aree “vergini”) possano essere bypassate.
«Il fatto che un incontro aperto al pubblico non sia stato pubblicizzato ai cittadini è già il primo segnale di mancata trasparenza – considera Rachele Sacco presidente del Comitato per l’Ospedale a Chieri – Penso che se fosse stato comunicato non ci saremmo stati solo noi come Comitato e alcuni giornalisti, ma anche altre associazioni e Comitati avrebbero presieduto. Un’altra cosa assurda è che i tecnici regionali stiano prendendo in considerazione anche zone escluse dai parametri del protocollo, ammettendo di non avere considerato tutte le variabili, se non quelle legate al trasporto ferroviario. Hanno parlato di zone esondabili di primo livello, aree agricole che non dovrebbero essere toccate. Mi chiedo allora se il protocollo d’Intesa firmato tra i sindaci dei tre comuni capofila Moncalieri, Chieri e Carmagnola, abbia ancora un senso o sia farlocco»
Al centro dell’attacco è soprattutto la mancanza di una discussione democratica: «Sembra si sia instaurata una dittatura. E’ stato come assistere a un teatrino. Montagna ha affermato non siano arrivate proposte alternative, negando le due location, a Fontaneto e Pessione, che come Comitato abbiamo inviato via pec e dunque regolarmente protocollati, già a marzo sia all’assessore Saitta che alla IV Commissione regionale, al sindaco di Chieri e al Ministero della Salute – rammenta Sacco – Mentono sapendo di mentire e quel che peggio è che il nostro sindaco Martano, oltre non aver proposto nulla su Chieri e non essersi minimamente battuto per il proprio territorio e i propri servizi, durante l’assemblea di ieri, è intervenuto sostenendo e rammentando la proposta presentata dal Comitato di Cambiano. Prende in considerazione le iniziative fatte negli altri Comuni e non tiene conto di quello che viene fatto nel proprio Comune?»
Ma il malumore tra i primi cittadini inizia a saltare fuori: «Il sindaco Baldi ha fatto una giusta considerazione. Ovvero che già nel 2013 era stato presentato e pagato uno studio per realizzare un ospedale a Santena. Ora non è più valido? – marca Sacco – E Carpice nel 2009? Quanti soldi pubblici sono stati spesi e gettati al vento sinora? E ciò che è peggio è la continua minaccia, prima lanciata dal nostro sindaco e rimarcata ieri sera da Montagna, di adeguarsi ai dettami e alle scelte regionali, pena il non avere alcun ospedale unico».
C’è quindi da domandarsi: «Meglio restare senza ospedale piuttosto che mettersi in discussione? La scelta più sensata è dunque lasciare i cittadini senza servizi piuttosto che ammettere che potrebbero esserci altre zone in cui collocare il nuovo ospedale? – si domanda la presidente – O forse è una tecnica per sottrarsi alla realizzazione? Significa allora che è solo un balletto politico»
Il ricorso al Tar non quindi da escludere: «Il sindaco Nicco si è presentato in assemblea con uno studio commissionato all’ingegnere Mezzani e non gli stato permesso di presentarlo. In una qualsiasi assemblea pubblica la discussione di un’aggiunta all’ordine del giorno viene messa ai voti, mentre qui è stata rifiutata a priori – riporta Sacco – Evidente la mancata democrazia che sta alla base di questo iter. Quindi è palese la necessità prendere di petto questa situazione e agire velocemente per impugnare le scelte regionali, anche sostenendo la proposta di un ricorso al Tribunale amministrativo. Quello che continua a dire è che la salute non ha e non deve avere colore politico. Non si può pensare che le linee di un partito passino sopra il bene dei cittadini. Abbiamo un territorio depauperato dai servizi che ora rischia di restare anche senza ospedale».
Non è poi di poco conto la scelta dell’orario di incontro: «Alle 18 di ieri erano in programma i funerali delle vittime del terremoto – ricorda Sacco – Credo sarebbe stato doveroso da parte dell’Assemblea non far coincidere le due cose, cercando di spostare l’incontro o per lo meno non iniziare contestualmente ai funerali. Sarebbe stato quanto meno doveroso osservare un minuto di silenzio, ma così non è stato. Se in un momento di lutto nazionale non c’è attenzione da parte di chi dovrebbe rappresentarci, mi chiedo che sensibilità possano avere nella scelta della location dell’ospedale, facendo attenzione alle necessità dei cittadini e delle future generazioni»