Dobbiamo pensare a una sanità a misura d’uomo, non di malato. Perchè la malattia non colpisce solo chi ha una patologia, ma anche chi se ne occupa.”

TORINO «Più disparità c’è in ambito sanitario e maggiore e più largo sarà il debito nelle casse regionali».
Anche l’associazione Graziani Adelina contro la malasanità, è intervenuta mercoledì pomeriggio durante il Consiglio Comunale aperto di Torino, indetto per fare luce sull’annosa questione delle lunghe liste d’attesa per i malati non autosufficienti.
«Come sappiamo sono oltre trentamila in Piemonte le persone in attesa per un posto in strutture di accoglienza sanitaria – spiega Rachele Sacco vice presidente dell’associazione al termine della seduta – Una situazione gravissima che pesa sulle famiglie degli ammalati e sui cittadini. Famiglie che restano bloccate e isolate senza via di uscita».
Una situazione che mette a rischio l’economia sanitaria piemontese, ma anche e soprattutto quella occupazionale. «Sono tantissime le persone che per accudire un proprio caro lasciano il lavoro. Questo fenomeno fomenta la disoccupazione e i successivi problemi di ricollocazione. Inoltre è un fatto che mette a dura prova anche i nostri ospedali, e il personale medico che si trova a fronteggiare in pronto soccorso casi che potrebbero, anzi dovrebbero essere trattati altrove».
La mancanza di fondi per l’assistenza domiciliare è un danno alla collettività, come ha sottolineato nel suo intervento Riccardo Ruà, presidente dell’associazione: «Siamo consapevoli che questa amministrazione non ha una colpa diretta di ciò che accade nei Dea, ma dobbiamo prendere tutti coscienza che gli ospedali dovrebbero essere occupati da persone in codice giallo e rosso. Pazienti che necessitano di cure urgenti».
Ma spesso nei corridoi dei pronti soccorso stanziano per giorni malati cronici che avrebbero necessità di assistenza domiciliare o in luoghi di cura alternativi: «La nostra associazione ogni giorno si confronta con casi di malasanità causati molto spesso dal terribile circolo vizioso della burocrazia e dei tagli – ha spiegato Ruà – Malati legati alle barelle nei corridoi dei Dea che rischiano di contrarre la polmonite ed uscire dall’ospedale morti».
I tagli in Sanità non portano dunque a ottimizzare i costi.
«Semmai accrescono le problematiche – marca Sacco – Si rischia che il mondo giri attorno al malato, ma dal verso sbagliato. Quello in cui, chi non riesce ad accedere ai servizi, se ne trova sempre meno e non riesce a venirne a capo».
Trentamila persone sono un numero altissimo, che rappresenta solo gli utenti in lista d’attesa: «Fa molto riflettere l’assenza al consiglio di oggi dell’assessore alla Sanità regionale, Antonio Saitta. Come se l’argomento fosse di poco conto – sottolinea Sacco – Evidenzia una gravissima insensibilità sull’argomento, come già accaduto a Chieri quando, durante il Consiglio comunale sul tema dell’Ospedale Unico, l’assessore nuovamente non ha presenziato».
Sacco, che è anche consigliera a Chieri, rammenta: «A Chieri, come in altri Comuni, il problema delle liste d’attesa è solo la punta dell’iceberg. C’è un mondo sommerso che per colpa della burocrazia e della difficoltà di accesso ai servizi, nemmeno arriva ad essere in lista d’attesa. Ci sono famiglie che abitano lontano dai principali uffici e che non riescono rivolgersi ai centri di assistenza».
E conclude: «Quello a cui dobbiamo pensare è una sanità a misura d’uomo, non di malato. Perchè la malattia non colpisce solo chi ha una patologia, ma anche chi se ne occupa.
Dobbiamo cercare di creare una rete di assistenza in cui al centro sono le famiglie, le persone. In cui ci sia un supporto per tutti. Affinché davvero si faccia qualcosa per la cittadinanza e che nessuno rimanga escluso».