Gru di via San Domenico: ora al Comune tocca pagare.

La gru di via San Domenico resta, insieme anche una “bega” da 2.000 euro che toccherà pagare ai cittadini. Dopo l’emissione da parte del Comune di un’ordinanza per la sua rimozione, la ditta proprietaria del macchinario che da dieci anni sovrasta le teste dei chieresi del centro di Chieri (senza peraltro eseguire lavori) l’ha infatti impugnata a sua volta, e ora l’amministrazione dovrà sborsare di tasca sua per rifondere le spese processuali.
«Sono molto perplessa per tutta la vicenda che ormai va avanti da anni con varie segnalazioni da parte dei cittadini, question time e interrogazioni del nostro gruppo – esordisce la consigliera e capogruppo di FI in Consiglio, Rachele Sacco – Oggi, a seguito dell’ennesima mala gestio, ci ritroviamo a dover pagare qualcosa che potevamo evitarci. Perché quando il Tar ha chiesto al Comune documentazione in merito alla pericolosità della gru, questo non ha risposto? Perché non sono non è stata inviata la documentazione richiesta, ma non sono stati fati gli accertamenti sulla stabilità della gru? A chi si deve imputare a responsabilità della cosa e a chi si intende addebitare tutte le spese processuali?».
Una situazione paradossale: «Abbiamo presentato una question time il 29 aprile del 2016 in seguito al quale era stata emanata, il 16 marzo 2017, l’ordinanza per l’eliminazione del cantiere e lo smontaggio della gru – ripercorre Sacco – Il 15 maggio c’è stata la notifica di ricorso al Tar da parte della ditta De Filippi, a cui è seguita nostra interrogazione e, il 29 giugno 2017, veniva pubblicata l’ordinanza in cui il Tar chiedeva al Comune la documentazione relativa all’impianto. C’è stato tutto il tempo perché si provvedesse a espletare quanto richiesto, ma ora ci ritroviamo a pagare più di 2.000 euro tra spese, imposte e oneri accessori vari».
Oltre il danno, dunque, la beffa, perché di fatto, non ottemperando a un ordine del Tar, l’Amministrazione non avrebbe né motivato né difeso un suo provvedimento.
«Il pagamento delle spese processuali grava ingiustamente sulle spalle della collettività ed è dovuto all’inettitudine colpevole di questa amministrazione – conclude Sacco – Chi è che deve sensibilizzare il personale a non commettere errori così gravi?».