Patchanka ombelico del mondo?

 L’amministrazione deve smetterla di concentrarsi solo sul centro giovanile e dare valore al centro storico e alle altre attività»

 
CHIERI, 12 LUGLIO 2016. E’ venerdì sera. In programma c’è la “Notte Bianca e le Bancarelle di Luna”, ma nelle vie centrali del Comune non si respira l’aria di festa. Alcuni negozi hanno aperto, ma molti hanno lasciato le serrande abbassate. Nessun evento per strada. Gli unici ad aver messo musica sono i commercianti verso piazza Cavour. Dopo l’arco il deserto. L’illuminazione scarseggia e sembra una sera qualunque d’estate.«Ma cosa vogliono fare al Centro storico seppellirlo? – commenta senza mezzi termini Rachele Sacco capogruppo FI ed ex assessore al commercio –  Hanno organizzato tre giorni di eventi con Area di Prossimità e nulla è stato organizzato in via Vittorio a parte l’evento del Circo Vertigo domenica pomeriggio in piazza Cavour. Ma quello che ancora più sconvolge è che la notte bianca non sia neanche stata citata nel programma».
L’evento che quindi avrebbe potuto portare turismo e movimento a Chieri non ha fatto altro che convogliare introiti verso un’unica associazione, il Patchanka: «Si è scelto di concentrare la maggior parte degli eventi all’area Caselli, organizzati per la quasi totalità dal famoso centro giovanile Patchanka, l’unica associazione giovanile presa in considerazione dall’attuale amministrazione per organizzare ogni sorta di evento da quelli sportivi ai concerti – considera  Luca Schiavone coordinatore dei giovani FI di Chieri – Associazione giovanile che per sua natura senza fini di lucro e finalizzata alla promozione culturale non dovrebbe dispensare alcolici e soprattutto non dovrebbe fare concorrenza alle vere attività commerciali del territorio».
Un fatto già presentato in Consiglio comunale alcuni mesi fa in uninterrogazione che la consigliera di minoranza ha portato allattenzione del Consiglio: «Passare come centro giovanile e invitare a bere alcol è inconcepibile. Soprattutto quando non dovrebbero avere introiti dalla somministrazione di alimenti. Non sono a norma – marca ancora Sacco -Un centro giovanile dovrebbe insegnare, trasmettere e battersi per arricchire i giovani di quei valori che permettono di crescere in modo civile, rispettando le regole, con l’autocontrollo di se stessi, nel rispetto degli altri e delle cose altrui, così da poter diventare dei buoni cittadini del mondo».
Tornando al festival cè un fattore importante da considerare: «Concentrare tutte le iniziative legate ai giovani in una determinata area, che ormai è diventata quasi un “ghetto” per il tipo e lo stile di persone che ci sono, mi è sembrato al quanto limitante per il successo dell’evento stesso – analizza Schiavone -Molte persone, sapendo da chi e dove è stato organizzato il festival, non si sono neanche scomodate nel partecipare all’iniziativa. Ma che valore può dare questo alla Città?»
La riflessione si sposta poi sui costi: «Perché hanno allestito campo sportivi improvvisati, come quello da basket di fronte al centro giovanile, invece di organizzare i tornei a San Silvestro già attrezzato per le attività sportive – si domanda Sacco – Soprattutto quando la stessa amministrazione ha sempre messo in evidenza l’importanza del centro sportivo. Anche a livello strategico se il festival fosse stato dislocato in più punti della città avrebbe avuto un responso maggiore, accogliendo anche un pubblico diverso dai soliti che frequentano l’area Caselli e facendo rinascere il centro sportivo».
E aggiunge: «La Siae da chi è stata pagata? In centro per la notte bianca sono stati i commercianti a sborsare, ma all’area Caselli è stato il Patchanka? Hanno mica pagato tutti tranne loro?»
Sembra dunque che l’amministrazione stia prendendo una cantonata dopo l’altra: «Non ne stanno azzeccando uno.  A partire dalla scarsa informazione sui tre giorni di iniziative, volantini e brochure arrivate una settimana prima negli esercizi commerciali del centro e di tutta la città se non che, una volta aperti e visionato il programma delle tre giornate, si veniva a scoprire che il tanto atteso evento erano veramente tre giornate in un’area di prossimità, ma limitata – commenta Sacco – Tanto valeva non fare nessuna comunicazione. A me spiace sopratutto per le associazioni che hanno messo l’anima nell’iniziativa e alla fine non hanno ricevuto la considerazione che meritavano»