Quorum raggiunto. L’iter per il percorso partecipativo per l’Ospedale Maggiore di Chieri può partire.

Sono state depositate le 50 firme dei sostenitori del referendum consultivo necessarie affinché la proposta, consegnata dal Comitato per l’Ospedale a Chieri a inizio maggio, possa essere ora vagliata dalla Commissione tecnica. Obiettivo del quesito referendario, rivolto ai cittadini chieresi è infatti quello di far si che “l’amministrazione comunale, intraprenda un percorso partecipativo con i cittadini volto a rendere nuovamente operativo l’Ospedale Maggiore di Chieri così come avveniva prima del processo di declassamento”.
«Sull’ammissibilità del referendum decide una commissione tecnica composta dal Segretario Comunale che la presiede e da due professori di diritto indicati dal Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino – riepiloga Rachele Sacco presidente del Comitato – A raggiungimento delle prime 50 firme è compito del Segretario Comunale convocare la commissione tecnica per esprimere il giudizio di ammissibilità sulla richiesta di referendum». La commissione ha dunque l’onere di verificare l’ammissibilità del quesito, valutando la comprensibilità della domanda e la corretta formulazione, oltre che la regolarità delle firme depositate: «La commissione tecnica deve esprimere il giudizio entro trenta giorni dall’insediamento – prosegue Sacco – Il verbale deve poi essere notificato entro cinque giorni al primo firmatario dei promotori, al Presidente del Consiglio Comunale ed al Sindaco».

Il Comitato da quasi due anni si batte sul territorio affinché vengano implementati i servizi territoriali, ma soprattutto per far si che il nuovo ospedale unico, deciso dalla Regione, sia localizzato in una zona baricentrica rispetto a tutta l’AslTo 5.

«Ci stiamo battendo anche in Consiglio comunale perché venga approvato un Consiglio comunale aperto nel brevissimo tempo – marca Sacco – Ora anche i colleghi di opposizione hanno aperto gli occhi capendo la necessità di battersi per il nostro ospedale e opporsi alle imposizioni regionali. Ma troppo tardi e soprattutto con tempi troppo lenti. Il M5S, la Lista per Chieri con il gruppo LiRe hanno presentato inizialmente Consiglio comunale la richiesta di un incontro tra i sindaci e la Regione escludendo la cittadinanza. A seguito della mia mozione hanno poi variato la richiesta con un consiglio comunale aperto ai cittadini da programmare tra settembre e ottobre. Praticamente a fine anno! Invece abbiamo bisogno di un confronto immediato con la Regione e l’assessore Saitta. L’incontro con la cittadinanza va fatto entro luglio. Se si continua a perdere tempo, perderemo anche quei pochi servizi che ci sono rimasti».

Sacco è categorica: «In Sanità bisogna essere celeri. Se voi avete il sentore di soffrire di un male, quando consultate il medico? Dopo sei mesi o cercate di essere visitati il prima possibile? – esemplifica la consigliera – Allora perché per le sorti di un ospedale, che copre un bacino di 103.000 abitanti, è consentito attendere mesi, anni, prima di affrontare un problema? L’ospedale di Chieri ha di fatto subito un costante svuotamento di specialità e servizi e questo processo partecipativo vuole quindi essere di stimolo per il ripristino e l’implementazione dei servizi, arrestando così il drastico declassamento che sta interessando l’Ospedale Maggiore».

Infatti da Chieri sono state tolte la Mammografia clinica, la colonoscopia virtuale, senologia, oncologia tranne quella urologica, radiologia, fisiatria, laboratorio di analisi, risonanza magnetica progettata nel 2002, ma mai installata e il primariato di chirurgia.

«La cittadinanza non può essere tagliata fuori da questioni che la riguardano così direttamente. Va creato un percorso partecipato con la cittadinanza. E l’ho rimancato nella conferenza dei Capigruppo di mercoledì 7 giugno,  dove come ordine del giorno c’era proprio la discussione del Consiglio Comunale aperto. La Sanità non può essere trattata come una marchetta politica per convogliare voti in periodo elettorale. La salute dev’esser tutelata sempre. Mentre ho l’impressione che i colleghi, di maggioranza, ma anche di opposizione, stiano procrastinando le decisioni, solo per avvicinarsi sempre di più alla campagna elettorale».

E conclude: «Qui si parla del futuro di oltre 300 mila persone da Chieri sino a Moncalieri passando per Carmagnola. Avere un Ospedale Unico è importante e necessario, ma è altrettanto fondamentale mantenere alto il livello dei servizi territoriali, soprattutto non avendo certezze sulla costruzione del nuovo nosocomio».