Reddito di cittadinanza e coinvolgimento dell’ANCI: l’ennesima zavorra

Reddito di cittadinanza e coinvolgimento dell’ANCI: l’ennesima zavorra

Il Decreto Legge emanato in data 23 gennaio 2019 prevede che il Rdc “combatta la povertà e la diseguaglianza economica e sociale, […] volta a garantire il diritto al lavoro.”

Allora non sarebbe meglio un bonus agli imprenditori che assumono? Rachele Sacco è un’imprenditrice prima ancora che un rappresentante della politica locale e non si stanca di ricordare un principio fondamentale:

Bisogna creare OCCUPAZIONE NON LASSISMO. Non siamo solo noi di FI a ribadire un concetto elementare ma lo dice Confindustria, l’INPS al collasso, l’ISTAT. E il lavoro chi lo crea se non le imprese? Come si fa a non vedere che il Reddito di cittadinanza allargherà solo la fascia di povertà e non creerà posti di lavoro anzi! Di Maio sembra un panzer con i paraocchi e continua nella sua mission impossible. La sua card sarà il lasciapassare all’ultima spiaggia.”

Ma se nel frattempo vogliamo iniziare col piede giusto sembrerebbe corretto mettere in luce tutta una serie di criticità che vanno chiarite immediatamente per il benessere delle realtà locali coinvolte.

La QUOTA SERVIZI INCREMENTABILE PER I COMUNI

I Comuni non hanno più il ruolo di regia della misura che invece il Rei riconosceva loro, ma i loro compiti risultano molto più onerosi, poiché si aggiungono i controlli anagrafici sugli ultimi 10 anni. Rachele Sacco: “Necessario che si chiarisca che l’intero ammontare della quota del Fondo Povertà deve rimanere destinato ai Comuni essendo finalizzato al rafforzamento degli interventi e dei servizi sociali. Altrimenti andiamo solo a gravare e a svuotare le casse dei Comuni prima ancora di cominciare.”

UNA CONCERTAZIONE DELLA GOVERNANCE CON L’ANCI E I COMUNI A LIVELLO CENTRALE E TERRITORIALE

Nel Decreto Legge manca la definizione di una linea complessiva della misura e la relativa individuazione di ruoli e funzioni dei numerosi soggetti coinvolti. Rachele Sacco: “Io nutro forti dubbi e preoccupazioni per la mancanza di un’esplicita previsione delle modalità di confronto con le autonomie locali da parte della Regione. Non si individuano sedi di concertazione né si cita in alcun modo un esplicito coinvolgimento Anci. E’ fuor di discussione la partecipazione dell’Anci ai tavoli  dal momento che i Comuni sono indicati tra i principali fruitori di tali sistemi.”

 

FACOLTA’ E NON OBBLIGATORIETA’ PER I COMUNI DI PREDISPORRE PROGETTI SOCIALMENTE UTILI

Chiediamo inoltre che per i Comuni sia prevista una facoltà e non una obbligatorietà di prevedere tali progetti. Rachele Sacco: “La buona volontà non manca. Non aggiungiamo oneri non riconosciuti alle autonomie locali già massacrate. Non si può sempre solo chiedere e mai concedere!”

Leave a Reply

Your email address will not be published.