Slow Food: etica, innovazione, bontà. Ma non per Chieri

di-freisa-2000x925«Slow Food troppo costoso e poco innovativo? Qui siamo al limite della diffamazione».
Dura la presa di posizione della consigliera Sacco contro la decisione del Comune di escludere l’ente dagli organizzatori dell’evento DIFreisaInFreisa

CHIERI, 7 GIUGNO, 2016. Nell’anno del Salone del Gusto, organizzato da Slow Food, Chieri dopo anni di collaborazione ha scelto di toglierlo dai partners dell’iniziativa. Motivo? “Mancanza di innovazione” secondo le dichiarazioni del sindaco Martano. «Ma stiamo scherzando? – è intervenuta Rachele Sacco capogruppo FI Chieri – Dichiarazioni del genere possono diventare macigni di scredito verso un’associazione che è simbolo d’innovazione, qualità ed etica. La filosofia di Slow Food si fonda su tematiche molto precise: lotta allo spreco, laboratori didattici per diffondere la cultura del cibo, campagne di sensibilizzazione. Il motto è infatti: buono pulito e giusto. E questo secondo il sindaco non avrebbe nulla di innovativo?».
L’intervento della consigliera torna indietro nel tempo: «Ricordo gli elogi e l’altissimo numero di voti degli allora consiglieri del Pd, quando nella scorsa legislatura, nella veste di assessore al Commercio ero riuscita a portare a Chieri il marchio Slow Food. E ora? Dopo tanto lavoro per portarlo a Chieri, lo si fa uscire di scena proprio nell’anno in cui Torino è al centro di attività decisamente innovative e al passo coi tempi, proprio come richiedeva l’attuale amministrazione».
Ma non è solo questione di coerenza di pensiero, ma anche di strategia e lungimiranza: «Nell’anno del Salone del Gusto in cui Slow Food a Torino sarà incentrato sullo Street Food, muovendo importanti numeri sia come partecipanti sia per gli introiti. Così invece di cavalcare l’onda della notorietà dell’iniziativa torinese, Chieri se lo lascia sfuggire, partecipando al Salone e al progetto di Terra Madre, ma escludendo l’ente da DiFreisaInFresia- evidenzia la consigliera – E al loro posto sceglie la partnership con l’ente Fiera di Alba? Che strategia è questa? Forse sarebbe stato meglio iniziare un progetto a lungo termine, vista anche la portata mondiale del marchio. Invece dopo soli 2 anni è stato abbandonato tutto».
Senza contare i tempi con cui è stata presa la decisione: «Gli organizzatori di Slow Food sono stati avvertiti solo a ridosso dell’evento – spiega Sacco – Dopo aver già consegnato il progetto definitivo al Comune e poi essere liquidati con una telefonata. Per vedere poi affidato il lavoro ad altri due enti. Nulla da obiettare sul valore dell’Ente fiera di Alba, ma cosa c’entra con il nostro territorio che ha come caposaldo i grissini Rubatà e la focaccia già nella filiera di Slow Food?» E aggiunge: «In più lo Street Food, è saltato fuori solo dopo la nostra interrogazione in Consiglio…»
Sacco considera poi l’effetto boomerang: «La presenza di Slow Food avrebbe già fatto partire la macchina mediatica data dal Salone del Gusto e Terra Madre – sottolinea la consigliera -Con Slow Food tra i partner, avremmo già da ora veicolato verso Chieri il turismo portato dall’evento in programma a settembre a Torino, grazie alla fama del marchio. Slow food poteva essere il trampolino di lancio per la valorizzazione dei nostri prodotti territoriali, se non la “sponsorizzazione” e noi come Città saremmo potuti essere la tappa inaugurale del Salone del Gusto»
C’è poi la questione dei costi: «Confrontando i preventivi, lo stanziamento economico risulta essere uguale agli anni precedenti, anzi c’è persino un aumento dei costi negli ultimi due anni – verifica Sacco – Nel 2014 il budget stanziato è stato di 31.200 euro, nel 2015 di 35.000 euro e nel 2016 di 35.000. Come possono dichiarare che nelle passate stagioni l’evento è costato troppo e adesso, cambiando l’ente, viene stanziata la stessa quantità di denaro, perdendo però in prestigio?».