«Sul progetto digital woman continua ad esserci poca chiarezza»

Conti che non tornano, o per lo meno spese non ben calibrate, è questa la sensazione che continua ad avere la consigliera Rachele Sacco, capogruppo FI rispetto al Progetto Digital Woman, avviato un anno fa per incentivare l’imprenditoria femminile chierese: «Su oltre 50mila euro messi per il progetto appena un quarto è stato stanziato per chi davvero era il beneficiario: ovvero le 9 partecipanti del corso – analizza Sacco – Alla fine del percorso solo in 6 hanno effettivamente aperto partita iva, come era previsto dalla convenzione, mentre 3 sono ancora in fase di riflessione se diventare libere professioniste».
I punti da chiarire secondo la consigliera di opposizione sono diversi: «Come sono stati spesi nel dettaglio questi soldi? In queste 100 ore di formazione quali materie sono state trattate e quanto è stato realmente professionalizzante questo percorso?- ha domandato la consigliera nell’ultima commissione di lunedi – Di quei 50mila euro che ritorno ha avuto il Comune? È sensato, in un momento di crisi economica e lavorativa investire in questo modo soldi pubblici? Praticamente è come se avessero contribuito allo stipendio dei formatori, non tanto delle donne che si vantano di aver aiutato a rientrare nel mondo del lavoro».
Domande a cui non sono arrivate risposte precise: «Mi vedrò costretta a fare un accesso agli atti, perché alla fine anche in questa commissione ci sono stati solo giri di parole. Non c’è proporzione nella spesa, tra beneficiari del progetto e attuatori. Ci sarebbero stati molti altri modi per aiutare le partecipanti a mettersi sul mercato del lavoro, perché sicuramente quei mille euro a testa non sono stati un incentivo concreto per far nascere nuove imprese»